Chi Siamo

Sinflex® nasce nel 1972 a Biella, nel cuore del distretto tessile più antico d’Italia e si conferma come azienda specializzata nella produzione di filati lamé, in cui l’innovazione del prodotto si combina alla fantasia nell’accostamento cromatico.
Prendono così vita ricchi campionari di filati da maglieria realizzati con fibre naturali, dalle pregiate seta e cashmere fino a lana e cotone, oltre all’impiego delle fibre sintetiche più nobili, dal bemberg cupro a viscosa e nylon, filati tecnici capaci di conferire caratteristiche di alta traspirabilità ai tessuti.
La brillantezza dei filati lamè prende forma in collezioni uniche e personalizzate, soddisfacendo le richieste dei clienti più esigenti e innovativi. Sinflex® si trasforma così in una sorta di laboratorio di ricerca che mette a disposizione la propria esperienza nella creazione di filati appositamente studiati in collaborazione con i disegnatori dell’azienda di riferimento.
È proprio nella professionalità e nel massimo riserbo della ricerca dedicata ad ogni cliente che sta l’inestimabile valore aggiunto delle collezioni di filati Sinflex®.

Creatività, innovazione, passione: sono questi i principali tratti distintivi della nostra filosofia!

Cracking: il colore che cambia lo sguardo

Arte e Industria. Rondini, un coniglio e un coccodrillo sono i primi esemplari del variopinto zoo di animali in plastica rigenerata che popolano il giardino della filatura Sinflex in un progetto privato di riqualificazione urbana

Alle porte della città, a Chiavazza, un’installazione della Cracking Art trasforma lo spazio produttivo in paesaggio urbano. Chi percorre il ponte della tangenziale lo nota subito: tra capannoni e traffico, spuntano animali colorati fuori scala. Rondini nel prato, un coniglio, un coccodrillo rosso all’ingresso. Sullo sfondo, nelle giornate limpide, le montagne innevate incorniciano la scena. Non è un intervento decorativo, ma un progetto che unisce industria e arte contemporanea. L’installazione si trova nel prato antistante la filatura Sinflex, azienda fondata nel 1972 e specializzata nella produzione di filati lamé per l’altamoda. Un laboratorio di ricerca dove innovazione tecnica, sperimentazione cromatica, e ricerca per uno sviluppo sostenibile, convivono da sempre. Da questa vocazione nasce l’incontro con il collettivo internazionale Cracking Art, noto per le installazioni di animali in plastica rigenerata. Il movimento riflette sul passaggio dal naturale all’artificiale e sull’impatto dell’uomo sull’ambiente, trasformando materiali sintetici in opere d’arte. Le figure installate costruiscono un racconto simbolico: le rondini evocano movimento e migrazione, il coccodrillo rappresenta l’ostacolo e il rischio, il coniglio introduce una dimensione immaginifica. Un percorso ironico e poetico che invita a fermarsi e osservare. L’opera nasce dentro una fabbrica attiva, non in uno spazio dismesso. Una scelta che restituisce dignità al paesaggio produttivo e sottolinea il ruolo dell’industria come parte viva del territorio. Chi passa rallenta, i bambini si fermano, le famiglie fotografano. L’arte diventa occasione di relazione e stupore. In un territorio che spesso fatica a raccontarsi, segni di bellezza diffusi nello spazio quotidiano contribuiscono a cambiare la percezione collettiva. Non un museo, ma un gesto urbano: il colore che entra nello spazio del lavoro e lo restituisce alla città. Con le montagne innevate a fare da sfondo, l’installazione suggerisce un messaggio semplice: la bellezza può nascere ovunque, anche accanto a un capannone industriale, e basta un attimo per accorgersene.

Il Biellese
Venerdì 27 Febbraio 2026

Fotografie di Stefano Ceretti
Testo di Andrea Formagnana
Link www.crackingart.com

Alle porte della città, tra capannoni e montagne innevate, le sculture della Cracking Art trasformano lo spazio produttivo della Sinflex in un sorprendente paesaggio di arte contemporanea. Un dialogo tra industria, ambiente e creatività che dal territorio biellese si intreccia con altre installazioni locali, fino alla nuova tappa internazionale di Madrid e alla “migrazione” di un nuovo animale destinato a comparire in primavera

C’è un punto preciso, alle porte di Biella, dove lo sguardo rallenta. Chi attraversa ogni giorno il ponte della tangenziale lo conosce bene: capannoni, traffico, il ritmo ordinario di una periferia produttiva. Poi, all’improvviso, qualcosa accade. Colore, forme inattese, animali fuori scala che sembrano usciti da una favola industriale: rondini, un coniglio, un coccodrillo.
Non è pubblicità, non è arredo
urbano, non è un’installazione effimera qualsiasi. È un gesto. È un’idea di bellezza che decide di abitare l’industria. E dietro, nelle giornate limpide d’inverno, le montagne innevate chiudono l’orizzonte come una quinta teatrale. Il bianco delle cime raccoglie la luce e la restituisce ai colori accesi delle sculture, creando un contrasto inatteso: natura e artificio, silenzio alpino e vitalità industriale, immobilità della neve e movimento del lavoro quotidiano. È un dialogo silenzioso tra paesaggio alpino e paesaggio produttivo, tra la memoria geologica delle montagne e la creatività contemporanea dell’uomo.
Qui ha sede Sinflex, azienda nata nel 1972 nel cuore del distretto tessile biellese e specializzata nella produzione di filati lamé, dove la tecnologia incontra la ricerca cromatica e la sperimentazione sui materiali. Nei suoi laboratori nascono filati destinati all’alta moda internazionale: seta e cashmere, lana e cotone, viscosa e nylon, fibre tecniche capaci di garantire traspirabilità, resistenza e comfort. La brillantezza dei filati lamé prende forma in collezioni personalizza te sviluppate in dialogo con designer e maison, trasformando l’azienda in un laboratorio di ricerca dove creatività e competenza tecnica procedono insieme. Ma oltre alla luce dei filati, Sinflex coltiva da sempre un’altra forma di luce: quella delle idee. È da questa attitudine alla sperimentazione che nasce l’incontro con il collettivo Cracking Art, movimento artistico internazionale noto per le installazioni di animali colorati in plastica rigenerata. Il termine “cracking” rimanda al processo chimico che trasforma il petrolio in plastica: per gli artisti è il simbolo del passaggio dal naturale all’artificiale, la frattura che definisce il nostro tempo. Le loro opere non sono soltanto oggetti estetici, ma dispositivi visivi che invitano a riflettere sull’impatto umano sull’ambiente e sulla possibilità di rigenerare la materia, trasformando ciò che inquina in linguaggio artistico. L’idea dell’installazione nasce quasi per caso, da un confronto tra amici e collaborazioni che durano da anni. Lo scambio tra la creatività industriale di Luca Lovero e quella del collettivo è naturale: un dialogo tra ricerca tessile, colore e visione artistica. Non si tratta di un’operazione decorativa.
Le rondini sul prato,
il coccodrillo all’ingresso, il coniglio che appare oltre la soglia costruiscono un racconto simbolico. Il mondo chiama, suggeriscono gli artisti. Il coccodrillo è l’ostacolo, il rischio, l’impatto con la realtà; il coniglio introduce a un universo quasi metafisico, evocando un altrove immaginifico. È un percorso ironico e poetico insieme, dove il lavoro industriale diventa una fabbrica delle meraviglie. Chi passa rallenta. I bambini indicano gli animali, le famiglie si fermano, qualcuno scatta fotografie. La bellezza, qui, non è astratta: è relazione. Le installazioni Cracking Art hanno sempre una dimensione partecipativa: quando arrivano in un luogo, creano comunità temporanee, restituiscono stupore, riattivano lo spazio pubblico. L’opera nasce dentro un’azienda viva, non in un capannone dismesso. È una scelta precisa. Lovero rivendica l’orgoglio della fabbrica attiva: luce accesa, produzione, ricerca.
L’industria non come re
liquia del passato, ma come organismo in movimento. In questo senso, l’arte non interrompe il lavoro: lo accompagna, lo rende visibile, lo trasforma in paesaggio. Il colore entra nello spazio produttivo e lo restituisce alla città. Non è un caso isolato. L’incontro tra industria e arte contemporanea ha già trovato espressioni significative sul territorio: lungo la strada Trossi, a Gaglianico, anche l’azienda chimica Ormezzano ha ospitato le figure colorate della Cracking Art, trasformando un contesto produttivo in segno visivo capace di sorprendere chi passa. E chi passa resta sorpreso pure a Lessona davanti all’azienda Filippo Russo outcycling che la plastica pure la lavora. E resta nella memoria l’installazione realizzata due anni fa al Castello di Montecavallo, dove gli animali in plastica rigenerata dialogavano con l’architettura storica. Episodi diversi, ma uniti dalla stessa intuizione: il bello può nascere ovunque e generare nuove relazioni con i luoghi. Biella spesso si percepisce come territorio in declino. Eppure, sotto questa narrazione, esiste una trama di ricerca, innovazione e cultura: imprese all’avanguardia, fondazioni artistiche, eventi internazionali, progettualità diffuse.
Un
dettaglio inatteso lungo la strada può cambiare la percezione collettiva: un prato curato, un’opera sorprendente, un segno di cura che suggerisce attenzione e futuro. Il dialogo si allarga inevitabilmente ai giovani e al desiderio diffuso di partire. Andare è necessario, fare esperienza è vitale. Ma il ritorno diventa possibile solo se il territorio continua a generare bellezza e opportunità. Se qui succedono cose, cambia tutto. L’arte non trattiene: rende desiderabile.
C’è anche una dimensione ambientale condivisa. La plastica rigenerata delle opere Cracking Art sottrae materia alla distruzione tossica e la restituisce come linguaggio estetico. Sinflex, dal canto suo, lavora da anni sul riciclo e sulla sostenibilità dei materiali, riducendo sprechi e recuperando risorse. La collaborazione nasce dunque da una sensibilità comune: trasformare, rigenerare, da re nuova vita. In un tempo dominato dagli schermi e dalla comunicazione digitale, queste installazioni producono un’esperienza reale. Non un’immagine da scorrere, ma uno spazio da attraversare. Le persone si fermano, parlano, sorridono. Si attiva quel “bambino residuo” evocato dagli artisti: la capacità di stupirsi, di giocare, di riconoscersi. Intanto il viaggio delle creature della Cracking Art continua oltre Biella. Da inizio marzo una nuova installazione è protagonista a Madrid, in collaborazione con l’Istituto italiano di Cultura, in concomitanza con la grande settimana dell’arte contemporanea. E proprio in queste settimane è in corso la “migrazione” di un nuovo animale, destinato a trovare casa in primavera: una presenza ancora segreta che arricchirà il racconto visivo e simbolico avviato nel paesaggio industriale biellese. Il bello, qui, non è lusso né ornamento. È un gesto civile. È il colore che si prende lo spazio accanto ai capannoni industriali e diventa paesaggio. È un segnale che dice che anche nei luoghi del lavoro può nascere meraviglia, e che l’estetica può convivere con la produzione senza diventare artificio.
E mentre il traffico continua a scorrere sul ponte, con le montagne innevate a custodire l’orizzonte, qualcuno alza lo sguardo. Forse rallenta. Forse sorride. In quel momento, senza saperlo, sta partecipando a un’idea semplice e radicale: la bellezza non appartiene ai musei, ma alla vita quotidiana. E che, anche in una periferia industriale, può accadere qualcosa capace di cambiare lo sguardo e restituire senso ai luoghi che attraversiamo ogni giorno

Cracking Art, l’arte che nasce a Biella e invade il mondo

Il movimento Cracking Art nasce nel 1993 con un’idea semplice e radicale: utilizzare la plastica rigenerata per raccontare il rapporto sempre più stretto tra natura e realtà artificiale. Il nome deriva dal processo chimico di cracking, che trasforma il petrolio in plastica: una trasformazione simbolica che per gli artisti rappresenta la frattura – ma anche il dialogo possibile – tra mondo naturale e società contemporanea.

Il collettivo ha una radice profondamente biellese

La cifra stilistica di Cracking Art sono le grandi sculture di animali colorati – rane, lumache, rondini, lupi, conigli, pinguini – realizzate in plastica rigenerata e collocate fuori scala negli spazi pubblici. Installazioni che invadono città, parchi, palazzi storici e contesti industriali trasformandoli in luoghi di sorpresa e partecipazione. Dietro l’apparente leggerezza di queste figure si nasconde, invece, un forte messaggio ambientale: rigenerare la plastica significa sottrarla alla distruzione tossica e restituirla alla vita attra verso l’arte. È un modo per riflettere sull’impatto umano sull’ambiente e sulla necessità di immaginare nuove forme di equilibrio tra progresso tecnologico e natura. Partito da Biella, il progetto Cracking Art è oggi presente in numerose città europee e internazionali, dimostrando come da un territorio apparentemente periferico possa nascere un linguaggio artistico capace di dialogare con il mondo.

Marzo 2026
Fotografie
di Stefano Ceretti
Testo di Andrea Formagnana
Link www.crackingart.com